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(Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900) è stato uno scrittore, poeta e
drammaturgo irlandese. Scrittore impudente dalle parole semplici, ma espresse nell'intento di suscitare una riflessione nel suo lettore, prediligeva la
scrittura aforistica con l'espressione dei paradossi, al punto da essere citato ad esempio nei moderni dizionari. Condannato a due anni di prigionia, anche
se viene considerato come un capro espiatorio per aver smosso l'Inghilterra del suo tempo, per essere andato contro le regole imposte dalla sua stessa classe sociale.
Riuscì ad imporsi nella sua epoca non fornendo principi in cui credere ma nel mostrare la sua personalità, indivisibile dalle sue opere. Su di lui sono stati
scritti centinaia di libri, e le sue opere sono considerate come capolavori del teatro dell'800.
L'anima dell'uomo sotto il socialismo (1891) è un saggio
nel quale l'autore espone una visione del mondo socialista libertaria. Nello scritto, Wilde afferma che, sotto il capitalismo, “la maggioranza della gente si rovina
la vita per un altruismo esagerato e dannoso – per meglio dire, è costretta a rovinarsela”: invece di mettere a frutto i propri talenti, spreca il tempo a risolvere
i problemi sociali causati dal capitalismo, senza eliminarne la causa comune. In una società socialista, le persone avranno la possibilità di mettere a frutto i propri
talenti; “Il socialismo stesso” scrive Wilde “avrà valore soltanto perché porterà all'individualismo”.
tratto da wikipedia
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