Anna Bonalumi
Il valore del latino


"A mio avviso, il vero valore di un insegnamento è in ragione inversa alla sua utilità immediata".
Paul Valéry

"Disgraziatamente, gli studi "umanistici" in generale non sono percepiti oggi come aventi un ruolo centrale nell'educazione dell'uomo. Si tratta di una conseguenza della democratizzazione dell'insegnamento, ovvero di una tendenza che al contempo approvo e deploro".
Thomas S. Kuhn



Da anni esercito la libera professione di insegnante – cioè non sono inserita in alcuna organizzazione scolastica, bensì lavoro individualmente con quegli studenti che me lo richiedono – e mi trovo spesso a confrontarmi con ragazzi che, approdati al liceo, si interrogano sul senso dello studio del latino, considerato dai più lingua morta e pertanto senza utilità immediata.

Negli ultimi anni ho assistito ad un interessante fenomeno scolastico relativo all’insegnamento delle lingue: un approccio al latino con un metodo stile full-immersion, analogo a quello utilizzato per l’inglese, per l’apprendimento del quale alcuni insegnanti utilizzano invece lunghe e pesanti traduzioni dall’ italiano. A rigor di logica sembrerebbe ovvio il contrario: un metodo totale per le lingue moderne e un insegnamento più tradizionale per le lingue classiche, per le quali non è previsto un utilizzo quotidiano ma dagli stessi studenti emergono alcune considerazioni e richieste.

L’impegno di ridurre un testo latino in forma italiana corretta e corrispondente è un’esercitazione mentale molto utile. L’obiettivo che ci si prefigge, infatti, non è quello di studiare il modo di esprimere il nostro mondo in latino o di tradurre gli autori italiani in latino, ma di comprendere i testi latini calandoli nel loro mondo, sapendoli interpretare e tradurre modernamente nella nostra lingua. Volenti o nolenti siamo eredi degli antichi romani: non lo dobbiamo dimenticare e, soprattutto, non dobbiamo permettere che i nostri studenti , liceali in testa, lo ignorino.

I dati emergenti da un indagine del 2002 svolta presso un liceo di Faenza(1) sono indicativi del fatto che le materie scolastiche sono valutate dagli studenti in base al parametro dell' utilità e non del loro intrinseco valore. Alla formazione di tali opinioni contribuisce la società contemporanea e il mondo del lavoro, che se a parole riconoscono al latino un ruolo importante nella formazione del giovane, nella realtà sembrano riconoscere valore pratico solo alle lingue straniere e all'informatica (intesa, ovviamente, solo come capacità di usare il computer e navigare in Internet), materie che sono ritenute fondamentali nella preparazione dei ragazzi.

Gli insegnanti di latino e greco si trovano spesso nella necessità di giustificare l'insegnamento di discipline che in una società consumistica, tesa al conseguimento immediato di risultati utili e quantificabili, godono di scarsa credibilità e consenso sociale circa l'utilità del loro apprendimento. I rapporti delle lingue classiche con la vita pratica sono nulli dal punto di vista della comunicazione immediata e questo rende difficilmente credibile un insegnamento in cui il rapporto tra i costi (intesi come tempo e impegni richiesti) e i benefici (intesi come profitto formativo) risulta fallimentare. Anche la matematica è una disciplina poco amata, ma il suo insegnamento non viene contestato in quanto ad essa si riconosce una maggiore utilità ai fini dell'inserimento sociale.

Il Ministero della Pubblica Istruzione ha un atteggiamento ambiguo: se da un lato pretende dagli insegnanti che il latino sia una materia di alto profitto ponendo nei programmi obiettivi ambiziosi, dall’altro lato continua ad escludere da molti anni il latino dalle materie previste per la prova scritta della maturità (se non al liceo Classico) trattandolo così come una materia di serie B la cui eccessiva presenza può indisporre alunni, famiglie e docenti. Infatti, sulla base dei dati emersi dall’indagine, mentre nel corso del quinquennio la posizione del latino in rapporto alla sua utilità culturale si mantiene stabile, gradatamente cala il riconoscimento della sua utilità per gli studi e la professione.

Molti sono stati gli studenti che hanno dichiarato la necessità di attualizzare l’insegnamento del latino collegandolo alle caratteristiche del mondo attuale per renderlo più interessante e facilitarne l’apprendimento. Le loro richieste si muovono in due direzioni. Da un lato si prospetta ripetutamente la possibilità di utilizzare l’informatica per un ammodernamento della didattica che possa coinvolgere e stimolare gli alunni; è valutato molto positivamente l’uso del computer nel caso in cui i docenti se ne servano per la didattica (ne fanno uso maggiormente i docenti del liceo scientifico). Dall’altro lato si richiede un approfondimento dello studio degli autori e della letteratura che sono ritenuti molto più interessanti e molto meno difficoltosi dello studio grammaticale e della traduzione. Le dichiarazioni dei ragazzi sembrano muoversi sulla strada della richiesta di percorsi culturali che evidenzino i legami tra il mondo classico e la civiltà occidentale e diano vitalità al senso di continuità della cultura classica che ancora alcuni studenti riconoscono. In tal senso sono valutati positivamente i docenti che si sforzano di rendere attuale la loro materia.

Personalmente ritengo che stiamo correndo da anni il rischio dell’annullamento e perdita delle nostre radici , delle radici della cultura umanistica e classica. Tutta questa proiezione verso il mondo anglosassone ci farà perdere ciò, anzi ce lo ha già fatto perdere, ma questo è terribile, è come un uomo che si scorda da dove viene, quale sia la sua storia . La negazione delle proprie radici è la negazione della storia e nessuno può vivere negando la memoria, il passato. Non lo può fare l’individuo né tantomeno un popolo. Conoscere e riconoscere non significa necessariamente condividere ancora nell’oggi, ma non si può prescindere dal nostro passato senza il quale non è possibile pensare ad alcun futuro. Scrive Simone Weil : " Il futuro non ci porta nulla, non ci dà nulla; siamo noi che, per costruirlo, dobbiamo dargli tutto, dargli persino la nostra vita. Ma per dare bisogna possedere, e noi non possediamo altra vita, altra linfa che i tesori ereditati dal passato e digeriti, assimilati, ricreati in noi. Fra tutte le esigenze dell’anima umana nessuna è più vitale di quella del passato. L’amore per il passato non ha nulla a che fare con un orientamento politico reazionario (2)

Dott.ssa Anna Bonalumi


(1) Si veda il sito web www.liceotorricelli.it/indaginelatino.it

(2) Simone Weil, studiò filosofia e per alcuni anni insegnò al liceo. Poi, spinta dalla sua passione per gli "altri", si dimise e lavorò come operaia. Allo scoppio della guerra civile spagnola (1936) si unì ai militanti anti-franchisti ma, per un incidente, fu costretta a rientrare in Francia. Nel 1938 avvenne la sua conversione religiosa anche se, fino all'ultimo, non volle mai accettare il battesimo. Morì nel sanatorio di Ashford in Inghilterra.

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